40° Corso di Speleologia – 1° livello – Galleria Fotografica

Alcune foto scattate durante il 40° Corso base di Speleologia organizzato dal Gruppo Speleologico Ferrarese.

Sono stati immortalati alcuni momenti in cui gli allievi si cimentavano sia in palestra che durante le escusioni in grotta.

Buona visione!

 

Abisso Col della Rizza – Galleria Fotografica

Abisso Col della Rizza (904 / FR 410)

 

L’Abisso Col della Rizza è una cavità che si apre nel calcare del magico bosco del Cansiglio (Comune di Caneva).

Nel 1957 la Società Alpina delle Giulie lo scopre e ne esplora i primi 150 m circa; quindi cade nell’oblio fino al 1994, anno in cui il Gruppo Speleologico Ferrarese, durante una rivisitazione fatta per motivi di studio (una tesi di laurea di un socio di allora), trova una prosecuzione.

L’esplorazione è purtroppo breve (circa altri 100-150 m di grotta) e, dopo alcuni vani tentativi, la grotta ripiomba nell’oblio.

Nel 2003, il GSFe torna alla carica e, già alla seconda uscita, trova la prosecuzione che permetterà di portare la cavità a oltre 4 km di sviluppo per una profondità di circa 800 m

Questo grazie alla collaborazione con vari gruppi speleologici, locali e non, quali: Gruppo Grotte Treviso, Gruppo Speleologico Sacile, Gruppo Speleologico Urbinate, ecc…

Al momento l’Abisso Col della Rizza è la cavità più profonda del Cansiglio.

Esplorazioni in corso…

 

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Gessi di Gaibola – Galleria Fotografica

Grotta di Fianco alla Chiesa di Gaibola (ER-BO 24)

 

La Grotta di Fianco alla Chiesa di Gaibola è una cavità che si apre sui Colli Bolognesi, a pochi chilometri dai viali di Bologna.

La grotta si sviluppa nei gessi messiniani e attualmente ha uno sviluppo di circa 1400 m.

La cavità è nota sicuramente dal 1934, quando fu descritta da Luigi Fantini nella pubblicazione “Le grotte bolognesi”.

Nel 1996, su incarico della FSRER, il GSFe ritopografò l’intera cavità.

Occorreva infatti un aggiornamento del vecchio rilievo, fatto dal Gruppo Speleologico Emiliano e risalente ormai al 1968 (dimostratosi poi molto accurato).
Terminato il rilievo, il GSFe è rimasto legato a tale cavità. Da allora infatti, annualmente, durante la stagione invernale, il Gruppo vi compie numerose uscite a scopo esplorativo.

 

Abisso di Monte Raut – Galleria Fotografica

Abisso del Monte Raut (693 / FR 339)

 

L’Abisso del Monte Raut è una cavità che si apre nella dolomia del monte Raut, nel Parco delle Dolomiti Friulane (località Valine Alte).

La cavità è nota dal 1940, quando la Società Alpina delle Giulie la esplorò per la prima volta.

Il primo pozzo (110 m) venne disceso subito, mentre il pozzo successivo (30 m) venne disceso solo nel 1952, quando gli esploratori trovarono la via libera dal ghiaccio.

Le esplorazioni poi si arrestarono fino al 2009, quando il GSFe (dopo aver letto della sua forte aria su un vecchio numero della rivista Sottoterra) decise di dare un’occhiata alla cavità.
Dopo aver ricontrollato il fondo dei due pozzi, si sono iniziate ad osservare le finestre lungo il primo pozzo: è proprio lì che è stata trovata la prosecuzione (al momento circa 100 m).

In questo momento la cavità è in piena esplorazione!

 

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Sistema Carsico di Pian Cansiglio (2010)

Per una migliore conoscenza del sistema carsico di Pian Cansiglio: una prova di tracciamento conferma il collegamento tra l’Abisso Col della Rizza e le Sorgenti del Livenza di Stefano Rossetti (Gruppo Speleologico Ferrarese, ISOF-CNR), Valentina Vincenzi (Gruppo Speleologico Ferrarese, Università di Ferrara), Alberto Riva (Gruppo Grotte Solve CAI Belluno)

 

Tratto da Speleologia Emiliana n.1 Serie V Anno XXI 2010

 

Col della Rizza 36Il Pian Cansiglio è un altopiano carbonatico situato al confine tra le regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Il suo settore orientale è caratterizzato da una potente successione di carbonati peritidali del Cretaceo, mentre quello centrale è costituito da depositi di breccia di una scarpata carbonatica.

Ospita un importante sistema carsico, le cui caratteristiche idrogeologiche sono ancora poco note.

In letteratura sono disponibili pochi studi geologici dettagliati riguardo Pian Cansiglio e ancora più scarsi sono quelli idrogeologici (i più recenti sono: Cucchi, 1999; Vianelli, 2000; Grillo, 2007).

Come è noto, Pian Cansiglio è interessato da processi carsici ed è privo di drenaggio superficiale; le forme carsiche epigee sono molto diffuse (doline, polje e altre), ma il tipo e lo sviluppo del carsismo ipogeo sono piuttosto sconosciuti.

Tre importanti sorgenti, che formano il fiume Livenza (portata totale media di circa 11m3s-1; Meneghel et al. 1986), sono situate ai suoi piedi; nel versante sud-orientale; esse sono: Santissima (S), Molinetto (M) e Gorgazzo (G).

La loro natura carsica è evidente (portate considerevoli che reagiscono rapidamente agli eventi meteorici), ma non esistono dati sperimentali in letteratura e nessuno ha mai dimostrato direttamente il loro collegamento con Pian Cansiglio o Monte Cavallo.

Il Gruppo Speleologico Ferrarese, dopo l’approfondimento dell’Abisso Col della Rizza in Pian Cansiglio, nell’intento di verificare il collegamento di tale grotta con le famose sorgenti del Livenza, ha organizzato una prova con traccianti, in collaborazione con diversi Gruppi Speleologici locali e con il coordinamento scientifico dell’Università di Ferrara.

Il Gruppo Grotte Solve CAI Belluno sarebbe stato interessato a cogliere l’occasione per un doppio tracciamento, con secondo tracciante nel Bus de la Genziana.

Essendo tuttavia il progetto auto-finanziato dai singoli Gruppi Speleologici, quindi con limitate risorse economiche, si è reso possibile il solo monitoraggio delle tre principali sorgenti del Livenza.

 

Abisso Col della Rizza

 

L’Abisso Col della Rizza (A) (accatastato come 904/FR 410) è situato vicino all’omonima collina, all’interno della Foresta del Cansiglio.

La grotta fu scoperta nel 1957 dalla Società Alpina delle Giulie, che ne discese il pozzo d’entrata, profondo circa 100 m.

Nel 1994, durante un sopralluogo nell’area della Candaglia, il Gruppo Speleologico Ferrarese vi rinvenne una piccola continuazione (50 m di approfondimento), strategica ai fini dei successivi avanzamenti.

Dopo un paio d’anni, le esplorazioni si sono interrotte a causa di altri obbiettivi.

Nel 2003 lo stesso Gruppo ha ripreso l’attività nell’Abisso, trovandovi un’importante continuazione che ha permesso di portarne lo sviluppo a circa 4 km e la profondità a circa 800 m.

Le esplorazioni sono tuttora in corso, in collaborazione con il Gruppo Speleologico Urbinate ed il Gruppo Grotte Treviso.

L’idrologia della cavità, ovviamente della parte conosciuta, è abbastanza complessa, poiché sono numerosi i torrenti che s’incrociano e che subito dopo spariscono in zone franose (questo fin dal Salone SAG 1957, alla base del P.100 iniziale).

L’unico torrente, il cui percorso è ben noto dalla profondità di circa 150 m fino a circa -350 m rispetto all’ingresso (torrente in cui sarà riversato il tracciante), è quello che arriva al primo fondo; durante tale percorso esso riceve, sicuramente, l’apporto di ulteriori sette piccoli arrivi.

 

Bus de la Genziana

 

Il Bus della Genziana (B) (accatastato come V-TV 1000) è una grotta complessa, che si sviluppa ai margini della Piana del Cansiglio.

Essa è stata scoperta nel 1966 durante l’allargamento della strada statale n. 422 ed è stata esplorata principalmente dal Gruppo Speleologico Vittorio Veneto (GSVV), sebbene numerosi altri Gruppi abbiano contribuito ad accrescerne lo sviluppo.

La cavità si sviluppa nei carbonati cretacei,  raggiungendo una profondità di 582 m ed uno sviluppo totale di circa 5 km su diversi livelli.

Le esplorazioni sono ancora in corso.

La circolazione idrica attiva è documentata dalla profondità di circa 100 m, dove un torrente perenne incrocia diverse gallerie e scompare a circa 150 m di profondità. Esso riappare alla profondità di circa 220 m e si mantiene in una forra sotterranea.

 

Tracciamento

 

Il 20 settembre 2008, alle ore 17:00 circa, due diversi traccianti fluorescenti vengono immessi nelle due più importanti cavità ipogee del Pian Cansiglio: 5 kg di Fluoresceina sodica (detta anche “Uranina”) all’Abisso Col della Rizza (ingresso a 1107 m slm) e alle 15:00 circa dello stesso giorno, 10 kg di Tinopal CBS-X al Bus de la Genziana (ingresso a quota 1000 m slm), alla profondità di circa 120 m (quota assoluta 880 m slm).

È stato curato un intenso campionamento della durata di tre mesi, con trentatré campagne di prelievo, dal 18 settembre 2008 al gennaio 2009, con una frequenza progressivamente decrescente.

Sono stati prelevati contemporaneamente campioni d’acqua, carboni attivi (per rilevare la Fluoresceina sodica a ridotte concentrazioni) e garze di cotone (per rilevare il Tinopal a ridotte concentrazioni).

Per essere certi di un campionamento rappresentativo, in ogni sorgente sono stati deposti captori in 3-4 punti diversi: nella zona di emergenza delle acque, in corrispondenza della canalizzazione di tutte le acque della sorgente e in altri uno/due punti intermedi.

Due campionatori automatici hanno permesso il campionamento ad altra frequenza presso due delle sorgenti (S e M): posti nel punto in cui convergono tutte le acque; essi hanno consentito la raccolta di tre campioni al giorno nelle prime cinque settimane di monitoraggio, in caso di arrivi veloci dei traccianti (che non si sono verificati).

Il primo segnale di presenza della Fluoresceina sodica è stato rilevato nei campioni d’acqua prelevati alla Santissima (S), 14 giorni dopo l’iniezione; il giorno successivo è stata rilevata anche alla sorgente il Molinetto (M).

I picchi di concentrazione si sono verificati rispettivamente dopo venti e ventisei giorni (per le diverse distanze dall’Abisso Col della Rizza); dati che attestano una velocità  media di 250 metri al giorno (vedi Tab. 1); un secondo picco è stato generato da forti eventi piovosi che hanno rimobilizzato il tracciante rimasto in grotta, con un tempo di risposta di tre e di cinque giorni rispettivamente.

Non è stato possibile misurare le portate delle sorgenti, per le loro dimensioni e per le limitate risorse economiche disponibili.

Partendo dai valori medi di portata massima, minima e media reperiti in letteratura (Vianelli et al., 2000), sono stati ricostruiti due scenari di portata contro tempo alle due sorgenti, utilizzati per una stima della massa di Fluoresceina sodica recuperata.

Il secondo scenario è realistico e i valori di recupero corrispondenti sono presentati in Tab 1.

Parametri Gorgazzo Santissima Molinetto
Quota (m slm) 57 36 36
Minima Distanza in Pianta (m) 6170 5315 6180
Minima Distanza 3D (m) 6219 5375 6232
Tempo Primo Arrivo (giorni) 14 16
Picco Massimo (giorni) 21 26
Velocità Massima  (m day-1) 384 389
Velocità al Picco (m day-1) 256 240
Massa Recuperata (g) 997 593
Recupero (%) 20 12
Floresceina Iniettata (g)

5000

Recupero Totale (g) 1590
Recupero Totale (%) 32

Tab. 1 –  Risultati del tracciamento

 

Conclusioni

 

Il collegamento tra Abisso Col della Rizza e le sorgenti Santissima  (S) e Molinetto (M) è stato chiaramente dimostrato.

I risultati riflettono anche una buona progettazione della prova con Fluoresceina sodica, che è arrivata a concentrazioni molto basse (assenza di colorazione e nessun problema alla sorgente Santissima ad uso potabile), ma sufficienti a permetterne la rilevabilità con analisi di laboratorio qualificate; allo stesso tempo si è raggiunta una percentuale di recupero abbastanza buona (32%), nonostante il monitoraggio su tre sorgenti di un solo versante dell’altipiano.

Il collegamento tra il Bus de la Genziana e le sorgenti non è stato dimostrato, per la sua assenza o, più probabilmente, per il comportamento meno conservativo del Tinopal, rispetto alla Fluoresceina sodica (che è il miglior tracciante fluorescente in quanto a limite di rilevabilità).

Dimostrando il collegamento tra gli eventi piovosi sull’altipiano e due delle sorgenti del Livenza, sorge un dubbio importante riguardo la terza sorgente (Gorgazzo, G), che probabilmente trae alimentazione dalla zona di Monte Cavallo (un altro altipiano carbonatico sul lato orientale del Pian Cansiglio).

Il collegamento e la rapida risposta agli eventi meteorici evidenziano l’elevata vulnerabilità delle sorgenti del Livenza e l’importante differenza tra bacino idrografico e bacino idrogeologico del fiume Livenza.

Gli enti territoriali tengono in considerazione ancora solo la prima, ma questa prova di tracciamento dimostra che bisogna cambiare approccio e che uno studio idrogeologico completo sarebbe fondamentale per un’ottimale protezione delle risorse idriche sotterranee e superficiali.

 

Ringraziamenti

 

Prima di tutto si ringraziano le persone che hanno contribuito direttamente al tracciamento con il loro grande lavoro di campionamento alle sorgenti del Livenza: Costantino Bottoli (Gruppo Speleologico Sacile), Flavio Canton e Sonia Dussin (Unione Speleologico Pordenonese).

Grazie anche alle altre persone coinvolte nelle attività di campionamento: Vladimiro Toniello e Massimiliano Montanari e ai Gruppi che, oltre al Gruppo Speleologico Ferrarese, hanno contribuito, con il loro interesse e le loro risorse economiche, alla realizzazione della prova: Gruppo Speleologico Sacile, Unione Speleologica Pordenonese, Gruppo Grotte Solve CAI Belluno e Gruppo Speleologico CAI Vittorio Veneto.

La ricerca è stata realizzata con il patrocinio della Società Speleologica Italiana, della Federazione Speleologica Regionale del Friuli Venezia Giulia e della Federazione Speleologica Veneta.

 

Riferimenti bibliografici

 

Cucchi F., Forti P., Giaconi M., Giorgetti F. (1999) Note idrogeologiche sulle sorgenti del Fiume Livenza. Ricerca eseguita dall’Unità 4.7 e dall’Unità 4.9 del Gruppo Nazionale Difesa Catastrofi Idrogeologiche del CNR pubblicazione n° 1831.

Grillo B. (2007) Contributo alla conoscenze idrogeologiche dell’Altopiano del Cansiglio. Atti e Memorie della Commissione Grotte “E. Boegan” Vol. 41 pp. 5 – 15 Trieste, 28 febbraio 2007.

Meneghel M., Sauro U., Baciga M.L. , Fileccia A., Frigo G., Toniello V., Zampieri D.,  (1986) Sorgenti carsiche e erosione chimica nelle Prealpi Venete. Studi Trentini di Scienze Naturali, Acta Geologica, v.62, pp. 145 – 172, Trento.

Vianelli M. (2000) L’acqua degli altipiani. La circolazione idrica nell’altopiano dei Sette Comuni e in quello del Cansiglio. In: Vianelli M. “i fiumi della notte” Ed. Bollati Boringhieri, Ottobre 2000.

N.B. La bibliografia riportata è quella essenziale. Per una più estesa bibliografia geologica ed idrogeologica del Cansiglio e per una completa trattazione dei risultati si rimanda alla nota che apparirà su Acta Carsologica nel 2010 – 2011.

 

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Le acque sotterranee della Piana del Cansiglio (2009)

Le acque sotterranee della Piana del Cansiglio di Stefano *Lancillotto* Rossetti (GSFe) per il “Progetto Cansseia”

 

Tratto da Speleologia n. 60 – Giugno 2009

 

Col della Rizza 26L’Abisso Col della Rizza (n. 904 del catasto Friuli Venezia Giulia) è una cavità tuttora in esplorazione, che raggiunge ormai i 4 km di sviluppo e gli 800 m di profondità (vedi Notizie Italiane su “Speleologia” n. 48, 52 e 55).

L’Abisso si apre nel Bosco del Cansiglio (Caneva, PN), una delle zone idrogeologicamente meno conosciute d’Italia, nonostante la presenza di tre grosse risorgenti alla base del massiccio calcareo (Gorgazzo, Santissima e Molinetto) e un’altra grossa risorgenza (Meschio) alla base del Col Visentin, poco distante dal Bosco del Cansiglio.

In una pausa esplorativa (settembre 2008) si è pertanto deciso di effettuare un tracciamento nella cavità in oggetto e una, in parallelo, anche al Bus de la Genziana (1000 V-TV), cavità il cui ingresso si apre ai margini del Bosco del Cansiglio, ma nel comune di Vittorio Veneto (TV).

Ovviamente i due tracciamenti sono stati fatti con due diversi traccianti: fluoresceina sodica uno e tinopal CBS-X l’altro.

Dai risultati del tracciamento, purtroppo, si è potuto determinare solo il percorso sotterraneo delle acque dell’Abisso Col della Rizza, poiché il tracciante utilizzato al Bus della Genziana non è stato rilevato.

I motivi possono essere due:
1) la concentrazione del tracciante alla sorgente era al di sotto dei limiti di rilevabilità;
2) tracciante uscente in altra sorgente non monitorata (più probabile la prima causa).

I risultati finali mostrano come le acque dell’Abisso Col della Rizza vengano a giorno nelle due seguenti sorgenti: sorgente della “Santissima” e sorgente del “Molinetto”; mentre la sorgente del “Gorgazzo”, poco distante, ha dato esito negativo, come pure la sorgente del “Meschio”.

Il tracciamento è stato il frutto della collaborazione tra diversi gruppi speleologici (Gruppo Speleologico Ferrarese, Gruppo Speleologico Sacile, Unione Speleologica Pordenonese, Gruppo Speleologico Vittorio Veneto e Gruppo Grotte Solve) e il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Ferrara.

L’iniziativa è stata patrocinata da: Società Speleologica Italiana, Federazione Speleologica Friuli Venezia Giulia e Federazione Speleologica Veneta.

Notizie più approfondite saranno pubblicate su Speleologia e su International Journal of Speleology.

 

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Abisso Col della Rizza (2006)

Abisso Col della Rizza – Bosco del Cansiglio (PN) di Stefano *Lancillotto* Rossetti (GSFe) e Filippo *Felpe* Felici (GSU)

 

Tratto da Speleologia n. 55 – Dicembre 2006

 

Col della Rizza 14Proseguono senza interruzione le esplorazioni all’Abisso Col della Rizza (FR 410), grotta che si apre all’interno del Bosco del Cansiglio nel comune di Caneva (PN).

Le esplorazioni, da un anno a questa parte, sono state condotte con l’aiuto di una compagine umbro/marchigiana (Gruppo Speleologico Urbinate e Sezione CAI-SSI di Città di Castello).

La strettoia su cui ci si era fermati (vedi “Speleologia” n. 52), è stata forzata permettendo di scendere alla profondità di circa -650 m (fondo attuale ancora in esplorazione).

Alcuni stretti passaggi (non impossibili, ma alla lunga stancanti) e la presenza costante di acqua rendono difficoltosa la progressione verso tale fondo.

Nel meandro “Ljon” si superano diversi pozzetti di piccola entità, a parte un P55 (“Profondo Sud”), cui segue una bella sala (“Sala Vesuvio”), intervallati da altro meandro (“Terronia Express”).
Nella sala è tuttora presente un campo base dotato di tutti i “comfort” (utilizzato per il campo interno dell’estate 2006).

Dopo il campo base si percorrono poche decine di metri di meandro per poi sbucare sull’“Habemus Largo!”, un P65 che segna il termine del meandro.

Il successivo P170 (“Pozzo Valeriana”), è contraddistinto da un arrivo d’acqua che ne rende la calata/risalita inevitabilmente bagnata.

Al cane speleo più conosciuto d’Italia, Bobo (scomparso in agosto), è stata dedicata la parte più asciutta del pozzo (“Canino Buono”), mentre la parte più bagnata è stata denominata “Canino Cattivo”.

Al termine del Pozzo Valeriana s’intersecano gallerie fossili che si affacciano su altri pozzi. Nelle gallerie fossili, che si trovano 450 m circa sopra il livello della possibile sorgente (“Gorgazzo”), sono stati trovati depositi argillosi, segno di una probabile zona epifreatica.

Le esplorazioni proseguono ancora in discesa. Dal livello delle gallerie ci si è approfonditi di altri 50 m arrestandosi sopra l’ennesimo pozzo.

Oltre al fondo, sono in esplorazione numerose vie, per la maggior parte in risalita.
Attualmente sono stati rilevati circa tre chilometri.

 

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Abisso Col della Rizza (2005)

Abisso Col della Rizza (Bosco del Cansiglio, PN) di Stefano *Lancillotto* Rossetti (GSFe)

 

Tratto da Speleologia n. 52 – Giugno 2005

 

Col della Rizza 37Continuano le esplorazioni del Gruppo Speleologico Ferrarese all’Abisso Col della Rizza.

La cavità, già accatastata con la sigla FR410, si apre nel Bosco del Cansiglio, nel comune di Caneva (PN), a una quota di circa 1100 m.

Questo abisso risulta essere molto interessante dal punto di vista esplorativo, sia perché le cavità circostanti sono generalmente costituite solo da un pozzo d’entrata e da un salone, sia per la presenza di una forte corrente d’aria aspirante durante tutto l’anno.

Occorre inoltre rimarcare come le risorgenti più rilevanti della zona si trovino 1000 m più in basso, rispetto all’ingresso, e a 3-6 km di distanza in linea d’aria (rispettivamente risorgente della “Santissima” e risorgente del “Gorgazzo”).

Per il momento lo sviluppo della grotta, che si apre con un classico pozzo (P.100) e salone, si aggira sui 1700 m, anche se potrebbe tranquillamente raggiungere i 2 km con le zone ancora da topografare.

La grotta si divide principalmente in due rami:

  • Via Comacchio che si approfondisce fino a circa -350 m (per il momento il punto più profondo della grotta)
  • Via Pomposa che viaggia, attraversando zone molto ampie, ad una quota più o meno costante a circa -150 m.

Da questi due grandi rami si dipartono altre vie che sembrano promettere bene, soprattutto quella che si apre lungo la “Via Comacchio”: dopo una serie di risalite s’intreccia, infatti, un bel meandro (purtroppo disagevole), che presenta una forte corrente d’aria.
Il fondo di questo nuovo ramo (ramo “Ljon”) per il momento si arresta sui -250 m.

Il ramo “Sofferenza e Fastidio”, che parte invece da “Via Pomposa”, sale fino a una quota di -80 m e non si esclude che porti a un nuovo ingresso.

Numerosi restano, ad ogni modo, i punti ancora da controllare.

 

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Da “sottoterra”… al Monte Raut! (2011)

Da “sottoterra”… al Monte Raut! di Stefano Rossetti

 

Tratto da Speleologia Emiliana n. 2 – 2011 – Anno XXXII – V Serie

 

Premessa

 

Come si è soliti dire a Ferrara durante i corsi di speleologia, uno speleologo “esploratore” è veramente bravo quando risulta fornito di un mix di esperienza e di doti fisiche.
Le doti fisiche si possono migliorare con l’attività fisica (ovviamente fino a un certo punto…), mentre l’esperienza si affina andando in grotta il più possibile.
Vi è anche una terza via: è mia convinzione che l’esperienza si possa completare leggendo tanto, dalle riviste dei Gruppi Speleologici ai libri d’argomento scientifico.

Abisso di Monte Raut 0Tutto questo discorso per dire che la riscoperta dell’Abisso del Monte Raut (693/FR339), da parte del Gruppo Speleologico Ferrarese (GSFe), è avvenuta nel 2009 per caso, leggendo un vecchio numero della rivista édita dal GSB-USB: “Sottoterra” (per l’esattezza il numero 80, dell’anno 1988).

La rivista, infatti, conteneva una piccola nota di M. Sivelli [1], che descriveva una prospezione effettuata sulle Prealpi Carniche: non si trovò molto, a parte un ampio ingresso di un abisso già noto, con una forte corrente d’aria uscente..: l’abisso del Monte Raut!

Da ormai 15 anni il GSFe frequenta le Prealpi Carniche, soprattutto nella zona del Cansiglio, ed è per tale motivo che una domenica in cui non vi era niente di programmato, si decise di andare a vedere questo ingresso ventoso…

 

Abisso del Monte Raut

 

Il Monte Raut si trova nel settore meridionale delle Prealpi Carniche ed è sormontato dai Calcari Grigi del Lias inferiore medio.

L’Abisso del Monte Raut (o Bus de la Valina) si apre, ovviamente, sul monte medesimo, ai margini di un canalone spesso innevato fino a primavera inoltrata.
Per arrivarci comodamente si passa per il lago di Selva e da lì si sale per una strada carrabile per 1 km di dislivello e circa 8 km di percorso (a piedi, se non si ha il permesso, giacché siamo nel Parco Naturale delle Dolomiti Friulane), mentre un’alternativa, molto più faticosa, potrebbe essere la salita a piedi da Poffabro (PN).

La grotta si apre quindi nel calcare ed è costituita, fondamentalmente, da una grossa frattura (orientata E-W), che ha generato i due pozzi (P.110 e P.30).

L’imbocco è formato da una spaccatura triangolare, di 5 m di lunghezza per 3 m di base, dalla quale parte il primo pozzo da 110 m, che risulta essere una diaclasi imbutiforme, larga dai 2 ai 4 m e lunga fino a 20 m (il pozzo a -40 m presenta, inoltre, un terrazzo, in cui si trova spesso neve e ghiaccio fino a luglio inoltrato).

Alla base del primo pozzo parte una brevissima galleria che si affaccia sul secondo pozzo: un’altra diaclasi, con le medesime dimensioni di quella precedente, profonda 30 m (dal punto in cui ci si affaccia), ma talmente alta da non vederne la volta (con le normali fonti di illuminazione).

La grotta è fredda (circa 3°C [2]), con un intenso stillicidio su entrambi i pozzi (anche nei periodi siccitosi) e presenta un’allettante, forte corrente d’aria uscente in estate (da cui: ingresso basso).

 

Storia delle esplorazioni

 

Abisso di Monte Raut 2La grotta è stata scoperta nel 1940 ad opera della Società Alpina delle Giulie (SAG) di Trieste, la quale discese il primo pozzo da 110 m e si fermò prima del secondo pozzo, in quanto chiuso da ghiaccio.

Dopo 12 anni la SAG decise di farvi ritorno e trovò l’imbocco del secondo pozzo libero dal ghiaccio, così lo discese (P.30) [2]; qui si fermarono le esplorazioni fino ai giorni nostri, poiché, durante i pochi campi speleologici estivi da parte dei Gruppi locali, l’attenzione fu riservata soprattutto alla ricerca di nuove cavità da porre a Catasto [3].

Fine giugno 2011: dopo alcuni vani tentativi di esplorare la cavità, avversati dal maltempo e dal consistente stillicidio presente sui pozzi, il GSFe vi si reca, nonostante le pessime condizioni idriche dell’abisso.
Scopo dell’uscita: la disostruzione di un passaggio/finestra, situato a circa metà del primo pozzo, visto durante uno dei tentativi precedenti.
Fino a quel punto della discesa, infatti, l’acqua non è in grado di creare problemi.

Arrivati a metà del primo pozzo, su una cengia, si attrezza velocemente un traverso e, mediante piede di porco, mazzetta e scalpello, si libera il passaggio da alcuni grossi massi.
Segue un breve piano inclinato, si scende un pozzetto di 6-7 m e, dopo un ulteriore piano inclinato, un altro salto sui 5-6 m.
Alla base di quest’ultimo si trova un “oblò” di un metro di diametro, che si apre su un ampio pozzo (non disceso per mancanza di materiale), soggetto ad intenso stillicidio. Si tratta molto probabilmente del secondo pozzo (P.30).

Il ramo è interessato da una forte corrente d’aria uscente e, soprattutto, è interamente fossile, cosa che permette di scendere almeno il primo pozzo in tranquillità. Un ulteriore vantaggio di tale ramo, è che, nel caso il pozzo sia veramente il P.30, da questo punto sarebbero molto più brevi le risalite, poiché l’imbocco si trova circa 20 m sopra la vecchia partenza del secondo salto (+50 m circa rispetto la base del pozzo).

Sempre lungo il P.110 si è intravista una finestra, all’altezza del terrazzo di -40 m, ma dalla parte opposta da cui si scende; il che comporterà in futuro un lungo traverso, di almeno 20 m.

Ovviamente, si sta aspettando un periodo di persistente bel tempo, per poter tornare a concludere l’esplorazione del nuovo ramo e per cominciare nuove risalite e/o traversi.

 

Altre nuove cavità della zona

 

Durante i reiterati tentativi di scendere nell’abisso, frustrati dalle condizioni meteo, abbiamo cercato ulteriori nuove cavità nell’area.

Alcuni pozzi a neve sono stati individuati (ma non discesi) verso la cima del Monte Raut, mentre un’altra grotticella (catastabile, con leggera corrente d’aria uscente in estate) è stata reperita al lato sinistro (salendo) della carrabile; quest’ultima cavità è stata esplorata, ma non ancora topografata.

 

Bibliografia

 

[1] Sivelli, M., 1988 – Sull’altopiano del monte Raut (Prealpi Carniche), Sottoterra, Rivista GSB, XXVII, 80, p.12.

[2] Finocchiaro, C, 1952 – L’abisso del monte Raut”, Le Alpi Venete, 2, p.143-144.

[3] Tracanelli, F., 1996 – Campo speleo in Raut”, Esplorare, 6, p.12-15.

 

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GSFe: Attività 2014-2015

Gruppo Speleologico Ferrarese di Stefano Rossetti (Gruppo Speleologico Ferrarese)

 

Tratto da Speleologia Emiliana N° 6 – 2015 – Anno XXXVI – V Serie

 

Nonostante un calo di vocazione, soprattutto nei corsi di speleologia di I livello, il Gruppo Speleologico Ferrarese (GSFe), costituito da circa venticinque soci, continua i propri progetti di ricerca, cercando di ovviare alla mancanza di nuovi soci, coinvolgendo singoli di altri gruppi speleologici.

 

Attività svolta

 

Come sempre il Gruppo porta avanti esplorazioni, attività didattica e progetti scientifici.

Di seguito un breve elenco delle attività prevalenti svolte nel biennio 2014-2015.

Abisso Col della Rizza (904/FR 410): continuano le esplorazioni, spesso in collaborazione con il Gruppo Grotte Treviso, in quella che è tuttora la cavità più profonda del Cansiglio (e la seconda per sviluppo).

Le esplorazioni si sono fatte più sporadiche a causa di alcuni progetti di ricerca nell’Abisso medesimo.

All’inizio del 2015, infatti, il Gruppo partecipa, assieme a gruppi locali (Gruppo Speleologico Sacile, Unione Speleologica Pordenonese, Gruppo Speleologico Vittorio Veneto, Gruppo Grotte Solve), a uno studio idrogeologico sul Cansiglio condotto dall’Università di Bologna (capofila), con il supporto del Politecnico di Torino e dell’Università di Trieste.

Lo studio, che in un certo senso è la continuazione di quello che fu fatto nel 2008 sempre dal GSFe (con il supporto dei medesimi gruppi locali e dell’Università di Ferrara), dovrebbe sfociare in una tesi di laurea ed eventualmente in una pubblicazione scientifica; intanto i risultati preliminari sono stati presentati al 42° Congresso Internazionale dell’International Association of Hydrogeologists “AQUA 2015”.

Scopo primario del progetto sarebbe individuare la provenienza delle acque della sorgente Gorgazzo e confermare la provenienza di quelle delle sorgenti Molinetto e Santissima.

Sempre nell’Abisso Col della Rizza, la raccolta, per conto del Museo di Storia Naturale di Ferrara, di una vertebra (probabilmente di orso) a una profondità di circa 200 m rispetto l’ingresso, ha portato alla pubblicazione di un articolo sulla rivista del Museo stesso (Quaderni del Museo di Storia Naturale di Ferrara).

Infine, si è proceduto al disarmo del ramo Dal Cin fino al Lapidario, dopo esito negativo della rivisitazione di alcuni “punti interrogativi” rimasti in sospeso.

Abisso di Monte Raut 4Abisso del Monte Raut (693/FR 339): durante l’estate 2015 si sono svolti un paio di mini-campi presso la casera Valine Alte nel Parco delle Dolomiti Friulane.

Durante uno di questi (inter-gruppo con Gruppo Grotte Treviso, Gruppo Speleologico Paletnologico Gaetano Chierici – GSPGC, Gruppo Speleologico Faentino e Gruppo Speleologico Bolognese-Unione Speleologica Bolognese) è stata scoperta quella che potrebbe essere la via verso le profondità della Grotta.
Al momento si è fermi su una strettoia con molta aria; lo svolgimento del corso di speleologia di I livello ha poi bloccato momentaneamente le esplorazioni.

Sempre durante questi mini-campi sono stati individuati, facendo brevi battute esterne, alcuni pozzi/cavità non a catasto (e alcuni buchetti soffianti da disostruire).

Infine, in un pozzetto prossimo alla casera, è stata trovata immondizia prontamente rimossa (un paio di sacchi) dagli stessi scopritori (ma altrettanta sarebbe probabilmente da rimuovere).

Buca Go Fredo (T-LU 685): dopo vari anni si è finalmente tornati in quello che fu il primo colpo grosso del Gruppo (nel 2002, in collaborazione con altri gruppi speleologici, GSPGC in primis). Lo scopo del ritorno è un riarmo completo del primo fondo esplorato, per tre scopi principali:

1) disarmo completo del ramo ora armato con materiale datato fino a una profondità di circa 550 m (dopo un accurato ricontrollo delle possibilità esplorative);

2) rivisitazione dello pseudo-sifone che fu passato una sola volta anni orsono da due speleologi che si trovarono poi di fronte a un pozzo, che non scesero per mancanza di materiale;

3) organizzare un’esercitazione di soccorso speleologico (CNSAS) con recupero di un ferito da una profondità di 800 m circa.

Gessi di Gaibola 1Grotta di fianco alla Chiesa di Gaibola (ER-BO 24): grotta nei gessi bolognesi, in esplorazione ormai da quasi vent’anni.

In tale cavità, per il progetto LIFE, nel 2014-2015 è proseguito e terminato il campionamento e la misurazione dei parametri chimico-fisici dell’acqua della grotta e della sua probabile sorgente.

È stata, inoltre, fatta un’uscita dedicata alla documentazione fotografica in collaborazione con l’S-Team (un preziosissimo e validissimo aiuto).

Infine, grazie all’utilizzo di una trivella, sono stati individuati un paio di punti dove scavare, con la speranza che diano luogo a nuove prosecuzioni. Mentre è proseguita (ma non terminata) la disostruzione del cunicolo con acqua di provenienza ignota.

Attività didattica: nella tarda primavera del 2014 il Gruppo ha partecipato all’organizzazione, insieme alle scuole di speleologia della Società Speleologica Italiana di Bologna e di Reggio Emilia, del corso/verifica per aiuto-istruttori di tecnica (AI) e istruttori di tecnica (IT) della Commissione Nazionale Scuole di Speleologia (CNSS) della Società Speleologica Italiana (SSI). Il corso ha visto la partecipazione di sedici persone.

Nel mese di luglio del 2015, invece, il Gruppo ha organizzato, con la collaborazione delle scuole di speleologia di Bologna e di Reggio Emilia, un corso di II livello dal titolo ”Tecniche esplorative e di progressione”.
Il corso si è svolto presso la splendida sede del Gruppo Grotte Treviso ed è consistito in una giornata di pratica (in palestra artificiale e naturale) e in una giornata di lezioni teoriche improntate su:

  • “Decadimento e usura dei materiali dopo la permanenza in ambiente ipogeo” (relatore Nanetti)
  • “Esplorazioni all’estero: organizzazione, problematiche, esperienze, aneddoti” (relatore De Vivo)
  • “Esplorare con la scienza” (relatore De Waele)
  •  “Esempi ed esperienze di tecniche per individuare le grotte e le loro prosecuzioni” (relatore Rossetti).

Il corso ha visto la partecipazione di venticinque persone (numero massimo accettabile).

Nell’autunno 2014 e in quello 2015 si sono tenuti, rispettivamente, il 38° e 39° corso di speleologia di I livello, cui hanno partecipato in totale “solo” quattro allievi (dei quali però tre tuttora iscritti e attivi).

Infine, alcuni soci hanno partecipato ai corsi di II livello organizzati al rifugio Carnè (Il “nodo” dell’Istruttore: come portare l’allievo fuori dal buio) e a Frasassi (Armi e materiali).

Attività collaterale: tre soci del GSFe, appartenenti alla XII Zona del Soccorso Speleologico del CNSAS, hanno svolto nel 2014-2015 attività con tale Corpo.

 

Progetti futuri

 

In Cansiglio vari sono i progetti: terminare all’Abisso Col della Rizza alcune delle esplorazioni ancora in sospeso (con eventualmente disarmo) e terminare il progetto di ricerca idrogeologico pianificato dall’Università di Bologna. Inoltre, tempo permettendo, si vorrebbe fare pure un tracciamento “odoroso” con il supporto dell’Università di Ferrara, per capire come si riparte la forte corrente d’aria presente nel primo tratto della cavità. Sempre in Cansiglio, si vorrebbe disarmare il Pozzo Casoni, perché le ultime esplorazioni hanno smorzato molto le speranze esplorative.

Sul monte Raut, due sono i fronti esplorativi principali: l’abisso del Monte Raut, dove occorre disostruire la strettoia ventilata, e la disostruzione dei buchi soffianti esterni (oltre alla ricerca di nuove cavità).

Sulle Alpi Apuane, alla Buca Go Fredo, l’intenzione è di continuare il riarmo della cavità fino al primo fondo, per i motivi sopra elencati.

Nella Grotta di Fianco alla Chiesa di Gaibola si vorrebbero terminare gli scavi aperti e la disostruzione del cunicolo con “L’acqua misteriosa”.

Alla Grotta di Monte Ovolo (ER-BO 445) si vorrebbe prima di tutto terminare il rilievo, mentre in seconda battuta sarebbe opportuno terminare le esplorazioni in atto ormai da qualche anno.

Sulla Vena del Gesso romagnola rimangono sempre da disarmare le risalite all’Inghiottitoio del Rio Stella (ER-RA 385).

Infine, nel 2016, si vorrebbe organizzare il 40° corso di I livello di speleologia e il corso/verifica di II livello per AI/IT della CNSS-SSI.

Riassumendo: tanta (forse troppa) carne al fuoco! A questo punto si spera che i soci del Gruppo siano molto affamati e in ogni caso: l’appetito vien mangiando…