Da “sottoterra”… al Monte Raut! (2011)

Da “sottoterra”… al Monte Raut! di Stefano Rossetti

 

Tratto da Speleologia Emiliana n. 2 – 2011 – Anno XXXII – V Serie

 

Premessa

 

Come si è soliti dire a Ferrara durante i corsi di speleologia, uno speleologo “esploratore” è veramente bravo quando risulta fornito di un mix di esperienza e di doti fisiche.
Le doti fisiche si possono migliorare con l’attività fisica (ovviamente fino a un certo punto…), mentre l’esperienza si affina andando in grotta il più possibile.
Vi è anche una terza via: è mia convinzione che l’esperienza si possa completare leggendo tanto, dalle riviste dei Gruppi Speleologici ai libri d’argomento scientifico.

Abisso di Monte Raut 0Tutto questo discorso per dire che la riscoperta dell’Abisso del Monte Raut (693/FR339), da parte del Gruppo Speleologico Ferrarese (GSFe), è avvenuta nel 2009 per caso, leggendo un vecchio numero della rivista édita dal GSB-USB: “Sottoterra” (per l’esattezza il numero 80, dell’anno 1988).

La rivista, infatti, conteneva una piccola nota di M. Sivelli [1], che descriveva una prospezione effettuata sulle Prealpi Carniche: non si trovò molto, a parte un ampio ingresso di un abisso già noto, con una forte corrente d’aria uscente..: l’abisso del Monte Raut!

Da ormai 15 anni il GSFe frequenta le Prealpi Carniche, soprattutto nella zona del Cansiglio, ed è per tale motivo che una domenica in cui non vi era niente di programmato, si decise di andare a vedere questo ingresso ventoso…

 

Abisso del Monte Raut

 

Il Monte Raut si trova nel settore meridionale delle Prealpi Carniche ed è sormontato dai Calcari Grigi del Lias inferiore medio.

L’Abisso del Monte Raut (o Bus de la Valina) si apre, ovviamente, sul monte medesimo, ai margini di un canalone spesso innevato fino a primavera inoltrata.
Per arrivarci comodamente si passa per il lago di Selva e da lì si sale per una strada carrabile per 1 km di dislivello e circa 8 km di percorso (a piedi, se non si ha il permesso, giacché siamo nel Parco Naturale delle Dolomiti Friulane), mentre un’alternativa, molto più faticosa, potrebbe essere la salita a piedi da Poffabro (PN).

La grotta si apre quindi nel calcare ed è costituita, fondamentalmente, da una grossa frattura (orientata E-W), che ha generato i due pozzi (P.110 e P.30).

L’imbocco è formato da una spaccatura triangolare, di 5 m di lunghezza per 3 m di base, dalla quale parte il primo pozzo da 110 m, che risulta essere una diaclasi imbutiforme, larga dai 2 ai 4 m e lunga fino a 20 m (il pozzo a -40 m presenta, inoltre, un terrazzo, in cui si trova spesso neve e ghiaccio fino a luglio inoltrato).

Alla base del primo pozzo parte una brevissima galleria che si affaccia sul secondo pozzo: un’altra diaclasi, con le medesime dimensioni di quella precedente, profonda 30 m (dal punto in cui ci si affaccia), ma talmente alta da non vederne la volta (con le normali fonti di illuminazione).

La grotta è fredda (circa 3°C [2]), con un intenso stillicidio su entrambi i pozzi (anche nei periodi siccitosi) e presenta un’allettante, forte corrente d’aria uscente in estate (da cui: ingresso basso).

 

Storia delle esplorazioni

 

Abisso di Monte Raut 2La grotta è stata scoperta nel 1940 ad opera della Società Alpina delle Giulie (SAG) di Trieste, la quale discese il primo pozzo da 110 m e si fermò prima del secondo pozzo, in quanto chiuso da ghiaccio.

Dopo 12 anni la SAG decise di farvi ritorno e trovò l’imbocco del secondo pozzo libero dal ghiaccio, così lo discese (P.30) [2]; qui si fermarono le esplorazioni fino ai giorni nostri, poiché, durante i pochi campi speleologici estivi da parte dei Gruppi locali, l’attenzione fu riservata soprattutto alla ricerca di nuove cavità da porre a Catasto [3].

Fine giugno 2011: dopo alcuni vani tentativi di esplorare la cavità, avversati dal maltempo e dal consistente stillicidio presente sui pozzi, il GSFe vi si reca, nonostante le pessime condizioni idriche dell’abisso.
Scopo dell’uscita: la disostruzione di un passaggio/finestra, situato a circa metà del primo pozzo, visto durante uno dei tentativi precedenti.
Fino a quel punto della discesa, infatti, l’acqua non è in grado di creare problemi.

Arrivati a metà del primo pozzo, su una cengia, si attrezza velocemente un traverso e, mediante piede di porco, mazzetta e scalpello, si libera il passaggio da alcuni grossi massi.
Segue un breve piano inclinato, si scende un pozzetto di 6-7 m e, dopo un ulteriore piano inclinato, un altro salto sui 5-6 m.
Alla base di quest’ultimo si trova un “oblò” di un metro di diametro, che si apre su un ampio pozzo (non disceso per mancanza di materiale), soggetto ad intenso stillicidio. Si tratta molto probabilmente del secondo pozzo (P.30).

Il ramo è interessato da una forte corrente d’aria uscente e, soprattutto, è interamente fossile, cosa che permette di scendere almeno il primo pozzo in tranquillità. Un ulteriore vantaggio di tale ramo, è che, nel caso il pozzo sia veramente il P.30, da questo punto sarebbero molto più brevi le risalite, poiché l’imbocco si trova circa 20 m sopra la vecchia partenza del secondo salto (+50 m circa rispetto la base del pozzo).

Sempre lungo il P.110 si è intravista una finestra, all’altezza del terrazzo di -40 m, ma dalla parte opposta da cui si scende; il che comporterà in futuro un lungo traverso, di almeno 20 m.

Ovviamente, si sta aspettando un periodo di persistente bel tempo, per poter tornare a concludere l’esplorazione del nuovo ramo e per cominciare nuove risalite e/o traversi.

 

Altre nuove cavità della zona

 

Durante i reiterati tentativi di scendere nell’abisso, frustrati dalle condizioni meteo, abbiamo cercato ulteriori nuove cavità nell’area.

Alcuni pozzi a neve sono stati individuati (ma non discesi) verso la cima del Monte Raut, mentre un’altra grotticella (catastabile, con leggera corrente d’aria uscente in estate) è stata reperita al lato sinistro (salendo) della carrabile; quest’ultima cavità è stata esplorata, ma non ancora topografata.

 

Bibliografia

 

[1] Sivelli, M., 1988 – Sull’altopiano del monte Raut (Prealpi Carniche), Sottoterra, Rivista GSB, XXVII, 80, p.12.

[2] Finocchiaro, C, 1952 – L’abisso del monte Raut”, Le Alpi Venete, 2, p.143-144.

[3] Tracanelli, F., 1996 – Campo speleo in Raut”, Esplorare, 6, p.12-15.

 

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