Sistema Carsico di Pian Cansiglio (2010)

Per una migliore conoscenza del sistema carsico di Pian Cansiglio: una prova di tracciamento conferma il collegamento tra l’Abisso Col della Rizza e le Sorgenti del Livenza di Stefano Rossetti (Gruppo Speleologico Ferrarese, ISOF-CNR), Valentina Vincenzi (Gruppo Speleologico Ferrarese, Università di Ferrara), Alberto Riva (Gruppo Grotte Solve CAI Belluno)

 

Tratto da Speleologia Emiliana n.1 Serie V Anno XXI 2010

 

Col della Rizza 36Il Pian Cansiglio è un altopiano carbonatico situato al confine tra le regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Il suo settore orientale è caratterizzato da una potente successione di carbonati peritidali del Cretaceo, mentre quello centrale è costituito da depositi di breccia di una scarpata carbonatica.

Ospita un importante sistema carsico, le cui caratteristiche idrogeologiche sono ancora poco note.

In letteratura sono disponibili pochi studi geologici dettagliati riguardo Pian Cansiglio e ancora più scarsi sono quelli idrogeologici (i più recenti sono: Cucchi, 1999; Vianelli, 2000; Grillo, 2007).

Come è noto, Pian Cansiglio è interessato da processi carsici ed è privo di drenaggio superficiale; le forme carsiche epigee sono molto diffuse (doline, polje e altre), ma il tipo e lo sviluppo del carsismo ipogeo sono piuttosto sconosciuti.

Tre importanti sorgenti, che formano il fiume Livenza (portata totale media di circa 11m3s-1; Meneghel et al. 1986), sono situate ai suoi piedi; nel versante sud-orientale; esse sono: Santissima (S), Molinetto (M) e Gorgazzo (G).

La loro natura carsica è evidente (portate considerevoli che reagiscono rapidamente agli eventi meteorici), ma non esistono dati sperimentali in letteratura e nessuno ha mai dimostrato direttamente il loro collegamento con Pian Cansiglio o Monte Cavallo.

Il Gruppo Speleologico Ferrarese, dopo l’approfondimento dell’Abisso Col della Rizza in Pian Cansiglio, nell’intento di verificare il collegamento di tale grotta con le famose sorgenti del Livenza, ha organizzato una prova con traccianti, in collaborazione con diversi Gruppi Speleologici locali e con il coordinamento scientifico dell’Università di Ferrara.

Il Gruppo Grotte Solve CAI Belluno sarebbe stato interessato a cogliere l’occasione per un doppio tracciamento, con secondo tracciante nel Bus de la Genziana.

Essendo tuttavia il progetto auto-finanziato dai singoli Gruppi Speleologici, quindi con limitate risorse economiche, si è reso possibile il solo monitoraggio delle tre principali sorgenti del Livenza.

 

Abisso Col della Rizza

 

L’Abisso Col della Rizza (A) (accatastato come 904/FR 410) è situato vicino all’omonima collina, all’interno della Foresta del Cansiglio.

La grotta fu scoperta nel 1957 dalla Società Alpina delle Giulie, che ne discese il pozzo d’entrata, profondo circa 100 m.

Nel 1994, durante un sopralluogo nell’area della Candaglia, il Gruppo Speleologico Ferrarese vi rinvenne una piccola continuazione (50 m di approfondimento), strategica ai fini dei successivi avanzamenti.

Dopo un paio d’anni, le esplorazioni si sono interrotte a causa di altri obbiettivi.

Nel 2003 lo stesso Gruppo ha ripreso l’attività nell’Abisso, trovandovi un’importante continuazione che ha permesso di portarne lo sviluppo a circa 4 km e la profondità a circa 800 m.

Le esplorazioni sono tuttora in corso, in collaborazione con il Gruppo Speleologico Urbinate ed il Gruppo Grotte Treviso.

L’idrologia della cavità, ovviamente della parte conosciuta, è abbastanza complessa, poiché sono numerosi i torrenti che s’incrociano e che subito dopo spariscono in zone franose (questo fin dal Salone SAG 1957, alla base del P.100 iniziale).

L’unico torrente, il cui percorso è ben noto dalla profondità di circa 150 m fino a circa -350 m rispetto all’ingresso (torrente in cui sarà riversato il tracciante), è quello che arriva al primo fondo; durante tale percorso esso riceve, sicuramente, l’apporto di ulteriori sette piccoli arrivi.

 

Bus de la Genziana

 

Il Bus della Genziana (B) (accatastato come V-TV 1000) è una grotta complessa, che si sviluppa ai margini della Piana del Cansiglio.

Essa è stata scoperta nel 1966 durante l’allargamento della strada statale n. 422 ed è stata esplorata principalmente dal Gruppo Speleologico Vittorio Veneto (GSVV), sebbene numerosi altri Gruppi abbiano contribuito ad accrescerne lo sviluppo.

La cavità si sviluppa nei carbonati cretacei,  raggiungendo una profondità di 582 m ed uno sviluppo totale di circa 5 km su diversi livelli.

Le esplorazioni sono ancora in corso.

La circolazione idrica attiva è documentata dalla profondità di circa 100 m, dove un torrente perenne incrocia diverse gallerie e scompare a circa 150 m di profondità. Esso riappare alla profondità di circa 220 m e si mantiene in una forra sotterranea.

 

Tracciamento

 

Il 20 settembre 2008, alle ore 17:00 circa, due diversi traccianti fluorescenti vengono immessi nelle due più importanti cavità ipogee del Pian Cansiglio: 5 kg di Fluoresceina sodica (detta anche “Uranina”) all’Abisso Col della Rizza (ingresso a 1107 m slm) e alle 15:00 circa dello stesso giorno, 10 kg di Tinopal CBS-X al Bus de la Genziana (ingresso a quota 1000 m slm), alla profondità di circa 120 m (quota assoluta 880 m slm).

È stato curato un intenso campionamento della durata di tre mesi, con trentatré campagne di prelievo, dal 18 settembre 2008 al gennaio 2009, con una frequenza progressivamente decrescente.

Sono stati prelevati contemporaneamente campioni d’acqua, carboni attivi (per rilevare la Fluoresceina sodica a ridotte concentrazioni) e garze di cotone (per rilevare il Tinopal a ridotte concentrazioni).

Per essere certi di un campionamento rappresentativo, in ogni sorgente sono stati deposti captori in 3-4 punti diversi: nella zona di emergenza delle acque, in corrispondenza della canalizzazione di tutte le acque della sorgente e in altri uno/due punti intermedi.

Due campionatori automatici hanno permesso il campionamento ad altra frequenza presso due delle sorgenti (S e M): posti nel punto in cui convergono tutte le acque; essi hanno consentito la raccolta di tre campioni al giorno nelle prime cinque settimane di monitoraggio, in caso di arrivi veloci dei traccianti (che non si sono verificati).

Il primo segnale di presenza della Fluoresceina sodica è stato rilevato nei campioni d’acqua prelevati alla Santissima (S), 14 giorni dopo l’iniezione; il giorno successivo è stata rilevata anche alla sorgente il Molinetto (M).

I picchi di concentrazione si sono verificati rispettivamente dopo venti e ventisei giorni (per le diverse distanze dall’Abisso Col della Rizza); dati che attestano una velocità  media di 250 metri al giorno (vedi Tab. 1); un secondo picco è stato generato da forti eventi piovosi che hanno rimobilizzato il tracciante rimasto in grotta, con un tempo di risposta di tre e di cinque giorni rispettivamente.

Non è stato possibile misurare le portate delle sorgenti, per le loro dimensioni e per le limitate risorse economiche disponibili.

Partendo dai valori medi di portata massima, minima e media reperiti in letteratura (Vianelli et al., 2000), sono stati ricostruiti due scenari di portata contro tempo alle due sorgenti, utilizzati per una stima della massa di Fluoresceina sodica recuperata.

Il secondo scenario è realistico e i valori di recupero corrispondenti sono presentati in Tab 1.

Parametri Gorgazzo Santissima Molinetto
Quota (m slm) 57 36 36
Minima Distanza in Pianta (m) 6170 5315 6180
Minima Distanza 3D (m) 6219 5375 6232
Tempo Primo Arrivo (giorni) 14 16
Picco Massimo (giorni) 21 26
Velocità Massima  (m day-1) 384 389
Velocità al Picco (m day-1) 256 240
Massa Recuperata (g) 997 593
Recupero (%) 20 12
Floresceina Iniettata (g)

5000

Recupero Totale (g) 1590
Recupero Totale (%) 32

Tab. 1 –  Risultati del tracciamento

 

Conclusioni

 

Il collegamento tra Abisso Col della Rizza e le sorgenti Santissima  (S) e Molinetto (M) è stato chiaramente dimostrato.

I risultati riflettono anche una buona progettazione della prova con Fluoresceina sodica, che è arrivata a concentrazioni molto basse (assenza di colorazione e nessun problema alla sorgente Santissima ad uso potabile), ma sufficienti a permetterne la rilevabilità con analisi di laboratorio qualificate; allo stesso tempo si è raggiunta una percentuale di recupero abbastanza buona (32%), nonostante il monitoraggio su tre sorgenti di un solo versante dell’altipiano.

Il collegamento tra il Bus de la Genziana e le sorgenti non è stato dimostrato, per la sua assenza o, più probabilmente, per il comportamento meno conservativo del Tinopal, rispetto alla Fluoresceina sodica (che è il miglior tracciante fluorescente in quanto a limite di rilevabilità).

Dimostrando il collegamento tra gli eventi piovosi sull’altipiano e due delle sorgenti del Livenza, sorge un dubbio importante riguardo la terza sorgente (Gorgazzo, G), che probabilmente trae alimentazione dalla zona di Monte Cavallo (un altro altipiano carbonatico sul lato orientale del Pian Cansiglio).

Il collegamento e la rapida risposta agli eventi meteorici evidenziano l’elevata vulnerabilità delle sorgenti del Livenza e l’importante differenza tra bacino idrografico e bacino idrogeologico del fiume Livenza.

Gli enti territoriali tengono in considerazione ancora solo la prima, ma questa prova di tracciamento dimostra che bisogna cambiare approccio e che uno studio idrogeologico completo sarebbe fondamentale per un’ottimale protezione delle risorse idriche sotterranee e superficiali.

 

Ringraziamenti

 

Prima di tutto si ringraziano le persone che hanno contribuito direttamente al tracciamento con il loro grande lavoro di campionamento alle sorgenti del Livenza: Costantino Bottoli (Gruppo Speleologico Sacile), Flavio Canton e Sonia Dussin (Unione Speleologico Pordenonese).

Grazie anche alle altre persone coinvolte nelle attività di campionamento: Vladimiro Toniello e Massimiliano Montanari e ai Gruppi che, oltre al Gruppo Speleologico Ferrarese, hanno contribuito, con il loro interesse e le loro risorse economiche, alla realizzazione della prova: Gruppo Speleologico Sacile, Unione Speleologica Pordenonese, Gruppo Grotte Solve CAI Belluno e Gruppo Speleologico CAI Vittorio Veneto.

La ricerca è stata realizzata con il patrocinio della Società Speleologica Italiana, della Federazione Speleologica Regionale del Friuli Venezia Giulia e della Federazione Speleologica Veneta.

 

Riferimenti bibliografici

 

Cucchi F., Forti P., Giaconi M., Giorgetti F. (1999) Note idrogeologiche sulle sorgenti del Fiume Livenza. Ricerca eseguita dall’Unità 4.7 e dall’Unità 4.9 del Gruppo Nazionale Difesa Catastrofi Idrogeologiche del CNR pubblicazione n° 1831.

Grillo B. (2007) Contributo alla conoscenze idrogeologiche dell’Altopiano del Cansiglio. Atti e Memorie della Commissione Grotte “E. Boegan” Vol. 41 pp. 5 – 15 Trieste, 28 febbraio 2007.

Meneghel M., Sauro U., Baciga M.L. , Fileccia A., Frigo G., Toniello V., Zampieri D.,  (1986) Sorgenti carsiche e erosione chimica nelle Prealpi Venete. Studi Trentini di Scienze Naturali, Acta Geologica, v.62, pp. 145 – 172, Trento.

Vianelli M. (2000) L’acqua degli altipiani. La circolazione idrica nell’altopiano dei Sette Comuni e in quello del Cansiglio. In: Vianelli M. “i fiumi della notte” Ed. Bollati Boringhieri, Ottobre 2000.

N.B. La bibliografia riportata è quella essenziale. Per una più estesa bibliografia geologica ed idrogeologica del Cansiglio e per una completa trattazione dei risultati si rimanda alla nota che apparirà su Acta Carsologica nel 2010 – 2011.

 

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